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December 4, 2020

Le disfunzioni legate alla tiroide possono provocare problemi agli occhi.

Tali problemi possono essere sia di lieve entità, come un semplice bruciore, fino a problematiche severe quali, dolore, diplopia, sporgenza dei bulbi oculari, grave perdita della vista.

Approfondiamo l’argomento con l’aiuto della dr.ssa Toma che ci spiega cos’è la tiroide, come funziona e come il suo malfunzionamento può influire sul benessere degli occhi.

Cos’è la tiroide

La tiroide è una ghiandola endocrina situata alla base del collo, sotto la laringe, che assorbe iodio dal sangue e produce gli ormoni tiroxina e triiodotironina.

Questi due ormoni regolano l’intensità del metabolismo, cioè il modo e la velocità con cui l’organismo utilizza sostanze alimentari e chimiche per produrre energia.

Partecipano anche nei processi di accrescimento e sviluppo, in particolare del sistema nervoso, di produzione di calore corporeo ed energia muscolare, di distribuzione e accumulo di acqua e sali minerali.

Come funziona la tiroide?

L’attività della tiroide è regolata da un ormone dell’ipofisi, il TSH, a sua volta regolato da un neurotrasmettitore ipotalamico, il TRH, con un meccanismo di controllo retrogrado detto feed back.

Se il TSH è ridotto, significa che la ghiandola sta funzionando troppo, ovvero siamo in presenza di ipertiroidismo.

Nel caso contrario invece, se il TSH è alto, la tiroide sta lavorando poco quindi avremo ipotiroidismo.

Tiroide e occhi: le malattie tiroidee possono causare problemi agli occhi?

La forma clinica dell’ipertiroidismo probabilmente più conosciuta per le ripercussioni oftalmologiche è il morbo di Basedow o malattia di Graves.

E’ una patologia autoimmune la cui sintomatologia è:

  • tachicardia e palpitazioni.
  • Tremore.
  • Ansia.
  • Insonnia.
  • Astenia.
  • Labilità emotiva.
  • Difficoltà di concentrazione.
  • Aumento dell’appetito.
  • Perdita di peso.
  • Oligomenorrea.
  • Oftalmopatia tiroidea.

Tiroide e occhi: L’oftalmopatia tiroidea

L’oftalmopatia tiroidea consiste in alterazioni ormonali associate al Morbo di Basedow che determinano il quadro clinico di una patologia oftalmologica oculare denominata appunto oftalmopatia tiroidea.

Questa è caratterizzata da:

  • Ipertrofia e iperplasia dei muscoli estrinseci dell’occhio.
  • Proliferazione del grasso e del tessuto connettivo orbitario.
  • Ritenzione di liquidi dovuto ad accumulo di mucopolisaccaridi, sotto la cute palpebrale e l’orbicolare, con infiltrazioni dei tessuti dietro il setto orbitario.

Questi cambiamenti causano:

  • Esoftalmo, ossia la protrusione del bulbo oculare.

È il sintomo caratteristico dell’oftalmopatia e di questa forma autoimmune di ipertiroidismo. E’ causato proprio dall’aumentodi volume del contenuto dell’orbita, il quale spinge il bulbo in avanti.

In genere è bilaterale, anche se spesso il grado di sporgenza è diverso nei due occhi.

  • Retrazione palpebrale con chiusura incompleta delle palpebre.

Talvolta questa condizione fa sembrare l’esoftalmo molto più pronunciato di quanto non lo sia.

  • Visione doppia (diplopia) e/o sfocata.
  • Strabismo.
  • Sguardo fisso, con “espressione spaventata”.
  • Riduzione sia della frequenza che dell’ampiezza dell’ammiccamento.
  • Tremore palpebrale quando si socchiudono gli occhi.
  • Edema palpebrale.
  • Occhio secco.
  • Sensazione di corpo estraneo.
  • Lacrimazione eccessiva.
  • Chemosi (accumulo di liquido nella congiuntiva) e iperemia congiuntivale
  • Alterazioni corneali, come ad esempio le cheratiti da lagoftalmo (chiusura incompleta delle palpebre).
  • Fotofobia (aumentata sensibilità alla luce)
  • Aumento della pressione intraoculare.
  • Neuropatia ottica nei casi di esoftalmo elevato

Titroide e occhi: la diagnosi di oftalmopatia tiroidea

In caso di oftalmopatia tiroidea risulta indispensabile un lavoro multidisciplinare tra endocrinologo, oculista e ortottista.

Da un lato, quindi, l’endocrinologo si occuperà dell’adeguata terapia e monitoraggio del Morbo di Basedow, dall’altro l’oftalmologo e l’ortottista valuteranno:

  • Acuità visiva.
  • Valutazione della motilità oculare.
  • Esoftalmometria. Per misurare la sporgenza del bulbo oculare in rapporto al bordo esterno dell’orbita viene usato l’esoftalmolmetro di Hertel.

Nelle donne e nei bambini sono considerati valori normali quelli compresi tra i 10 ed i 16 mm, mentre negli uomini tra i 14 ed i 20 mm.

  • Campimetria.
  • Tonometria
  • Oftalmoscopia, con speciale riguardo alla valutazione del nervo ottico .
  • TAC per la valutazione del contenuto orbitario, con particolare attenzione ai muscoli estrinseci.
  • Esame con lampada a fessura.

[Fonte: DossierSalute.com]

La diplopia causata dalle lesioni dei nervi cranici oculomotori
November 6, 2020

La diplopia, difetto visivo della visione doppia, si verifica quando l’immagine di uno stesso oggetto appare sdoppiata in due immagini sovrapposte o affiancate.

Ne abbiamo parlato in modo approfondito nel precedente articolo, “Diplopia: il difetto della visione doppia”.

Nell’articolo che segue affrontiamo l’argomento focalizzando l’attenzione sulla diplopia causata dalle lesioni dei nervi cranici oculomotori.

I nervi cranici oculomotori: cosa sono

I nervi cranici che regolano la motilità oculare estrinseca sono, appunto, i nervi cranicioculomotori.

Questi permettono e coordinano i movimenti degli occhi, la dilatazione della pupilla e la convessità del cristallino e sono:

  • 3° (o nervo oculomotorio).
  • 4° (o nervo trocleare).
  • 6° (o nervo abducente).

Una lesione di tali nervi può provocare paralisi degli stessi con sintomi, cause e cure differenti a seconda del nervo interessato e dell’entità della paralisi.

Le patologie associate alla paralisi nei nervi oculomotori sono molteplici.

Le lesioni dei nervi oculomotori

Le lesioni che causano le paralisi dei nervi oculomotori possono localizzarsi in qualsiasi punto delle vie anatomiche.

Possono, inoltre, manifestarsi paralisi di un singolo nervo o di più nervi oculomotori, isolate o associate ad altri segni e/o sintomi neurologici.

La lesione di uno o più nervi oculomotori provoca lo strabismo paralitico, con un disallineamento dell’occhio affetto nel senso opposto a quello del muscolo ipofunzionante.

Il sintomo è rappresentato dalla diplopia, che consiste nella percezione visiva di due immagini di un unico oggetto che si sta osservando.

Queste immagini, a seconda della malattia o dal deficit del nervo o del muscolo oculare che ha causato la diplopia, possono esser viste:

  • una accanto all’altra (diplopia orizzontale).
  • Una sopra all’altra (diplopia verticale).
  • Oblique l’una rispetto all’altra (diplopia diagonale).

Molto spesso la persona riferisce visione non nitida e/o confusione.

Quando è interessato il 3° nervo cranico può associarsi ptosi, ovvero abbassamento della palpebra, e midriasi, ovvero la dilatazione della pupilla.

Le cause della paralisi dei nervi oculomotori

La causa della paralisi dei nervi oculomotori può essere di natura:

  • microvascolare/ischemica (patologie del sistema cardiovascolare e diabete).
  • Infiammatoria, demielinizzante, traumatica (trauma chirurgico o trauma cranico).
  • Compressiva (neoplasia o aneurisma).
  • Causata dalla miastenia gravis.

Paralisi dei nervi oculomotori: la diagnosi

La diagnosi è clinica e si fonda sulla raccolta dell’anamnesi ponendo alcune domande:

  • Soffre di qualche malattia, ad esempio è diabetico, iperteso, …?
  • Assume farmaci?
  • Da quanto tempo vede doppio?
  • Se osserva un oggetto, le due immagini di quell’oggetto le vede accanto, una sopra l’altra o oblique?
  • Se copre un occhio, il disturbo scompare?
  • Ha dolore agli occhi? Se si, il dolore compare muovendo gli occhi od è costantemente presente?
  • Ha altri disturbi (nausea, diarrea, confusione mentale, debolezza, vertigini, cefalea, formicolii, , …)?
  • Ha recentemente perso peso senza causa apparente?

Oltre all’anamnesi si esegue lo studio della motilità oculare estrinseca, lo schermo di Hess-Lancaster e una valutazione neurologica completa.

La paralisi del 3° nervo cranico: oculomotore

La paralisi del 3° nervo cranico provoca un quadro caratterizzato dall’improvvisa comparsa di caduta della palpebra superiore, la ptosi da un lato, spesso accompagnata da dolore oculare e mal di testa.

La ptosi evita la visione doppia e i conseguenti disturbi dell’equilibrio.

Alzando la palpebra con un dito, la diplopia è quasi sempre presente.

Questo perchè l’acuità visiva è invariata e l’occhio affetto è posizionato più in basso e all’esterno (ipoexotropia) con angolo variabile nelle diverse posizioni di sguardo (strabismo incomitante, divergente e verticale).

Le limitazioni a muovere l’occhio in alto (elevazione), in basso (depressione) e verso il naso (adduzione) sono evidenti, a causa del deficit di azione, totale o parziale, dei muscoli retti mediale, superiore ed inferiore.

La pupilla può essere perfettamente normale oppure completamente dilatata e priva di risposta allo stimolo luminoso (midriasi non reattiva).

In questo caso l’accomodazione è bloccata e quindi la visione per vicino senza occhiali, nei soggetti giovani, sfocata.

La paralisi del 4° nervo cranico: trocleare o patetico

Il nervo trocleare è un nervo motore che ha come funzione quella di abbassare l’occhio, soprattutto in adduzione, quando cioè l’occhio guarda verso il naso, e la funzione di intorsione del muscolo grande obliquo.

Il paziente affetto da paralisi del 4° nervo cranico si presenta accusando l’improvvisa comparsa di diplopia verticale e torsionale, obliqua.

E’ particolarmente evidente quando guarda in basso e verso il naso, alla lettura e scendendo le scale per esempio, ed adotta una posizione anomala del capo tipica.

Il paziente inclina la testa dalla parte opposta al muscolo grande obliquo paretico con il mento abbassato.

L’acuità visiva non è mai interessata e il dolore è rarissimo.

Nelle paralisi bilaterali del IV, si osserva un lieve strabismo verticale che si riduce facendo guardare dal lato opposto alla sede della lesione.

Paralisi del 6° nervo cranico: abducente

Il 6° paio di nervi cranici agisce sul muscolo retto laterale dell’occhio dello stesso lato, incaricato di abdurre, ovvero ruotare il bulbo verso l’esterno.

I pazienti affetti da paralisi dell’abducente, tipicamente anziani con storia d’ipertensione arteriosa e/o diabete, presentano un improvviso strabismo convergente in posizione primaria e diplopia orizzontale.

La diplopia aumenta quando l’occhio paretico guarda lontano e guardando a destra o a sinistra.

Il trattamento della diplopia

Il trattamento dipende dall’eliminazione della causa che ha generato la paralisi.

Solitamente la prognosi è buona nelle paralisi di origine microvascolare e di natura infiammatoria.

Nei quadri clinici in cui la diplopia è costante e cronica è possibile trattarla con la somministrazione locale di tossina botulinica, con l’utilizzo di lenti prismatiche o con la correzione chirurgica dello strabismo.

 

Dott.ssa Sara Toma – Ortottista a Milano

 

[Fonte: Dossiersalute.com]

Diplopia: il difetto della visione doppia
October 8, 2020

Il difetto visivo della visione doppia, diplopia, si verifica quando l’immagine di uno stesso oggetto appare sdoppiata in due immagini sovrapposte o affiancate.

Approfondiamo la conoscenza di questo difetto dalle molteplici cause.

Cosa è la diplopia

Il termine diplopia indica visione doppia, vengono cioè visti due oggetti anziché uno.

Essa rappresenta un sintomo presente in diverse patologie di pertinenza oculare o neurologica ed è spesso associata ad altri sintomi come:

  • mal di testa.
  • Nausea.
  • Vertigini.
  • Dolore all’occhio.
  • Ptosi palpebrale, cioè la palpebra superiore tende a cadere coprendo l’occhio e disturbando quindi la visione.

Spesso viene riferito come unico sintomo dal paziente, ma può associarsi a molti altri segni e sintomi oculari come calo del visus, nistagmo, alterazioni della pupilla, dolore, esoftalmo o generalizzati quali paralisi, tremori, disturbi dell’equilibrio.

Forme di diplopia

La diplopia si classifica in forma monoculare e forma binoculare.

La forma monoculare sipresenta con uno solo dei due occhi aperti ed è legata ad alterazioni dell’occhio che producono uno sdoppiamento dell’immagine vista da un solo occhio.

Le cause più frequenti sono:

  • Difetti di refrazione non corretti
  • Cataratta.
  • Maculopatie.
  • Cisti e rigonfiamenti palpebrali.
  • Cheratocono.
  • Pterigio.

La forma binoculare si manifesta solo con entrambi gli occhi aperti ed è legata ad un cattivo allineamento degli occhi.

In questo caso i bulbi oculari non sono ben allineati tra loro (strabismo) e quindi mirano in punti diversi producendo sdoppiamento dell’immagine.

La visione torna normale se uno dei due occhi viene coperto.

La causa principale è una disfunzione dei muscoli estrinseci, come avviene nello strabismo.

Gli assi visivi, essendo deviati, proiettano l’immagine su due punti retinici diversi, non corrispondenti nei due occhi, creando due immagini distinte.

In conseguenza di questo il cervello non riesce a fondere le due immagini provenienti da due occhi di conseguenza si vede sdoppiato.

Cause diplopia binoculare

Le cause di diplopia binoculare sono molteplici e possiamo riassumerle così di seguito:

  • scompenso di uno strabismo presente dall’età infantile e mai identificato, forma non causata da alterazione neurologica.
  • Alterazioni retiniche, anch’esse non causate da alterazioni neurologiche.
  • Alterazioni centrali della motilità oculare molto spesso provocate da ictus cerebrale nel paziente anziano e da patologia demielinizzante, tipo sclerosi multipla nel giovane.

In questi casi la diplopia è in genere accompagnata da altri sintomi neurologici.

  • Paralisi periferiche, multiple o isolate, dei nervi cranici oculomotori (III-IV e VI nervo cranico), provocate da alterazioni ischemiche spesso in corso di diabete e/o ipertensione.

Possono essere anche provocate da diversi tipi di tumori o aneurismi intracranici in fase di rottura, in cui la diplopia può essere l’unico sintomo lamentato dal paziente.

  • Tutte le patologie dell’orbita su causa infiammatoria, tumorale o nel corso di ipertiroidismo.
  • Patologia muscolare in particolare nel corso di miastenia gravis e diverse forme di distrofia muscolare.

In questi casi è presente una disfunzione dei muscoli che, soprattutto in corso di miastenia, può inizialmente interessare solo i muscoli oculari per poi estendersi a tutto l’organismo.

In questo caso può provocare quadri di paralisi multiple che possono anche compromettere gravemente la respirazione, mettendo a repentaglio la vita del paziente.

La diagnosi della diplopia

La diagnosi di diplopia si basa innanzitutto sul distinguere se si tratta di diplopia binoculare o monoculare.

La forma di diplopia monoculare scompare solo chiudendo l’occhio affetto ed è sufficiente la sola visita oculistica per individuare alterazioni oculari.

Nella forma binoculare il disturbo scompare chiudendo uno dei due occhi ed è necessario associare anche una valutazione neurologica che verrà poi quasi sempre integrata da esami diagnostici specifici come RM, TC, angiografia cerebrale, elettromiografia, esami ematici.

Inoltre è sempre prevista una visita ortottica con una attenta valutazione della motilità oculareassociata ad esami specifici come schermo di Hess o cover test con prismi.

Dott.ssa Sara Toma – Ortottista a Milano

strabismo
September 7, 2020

Lo strabismo è una condizione nella quale gli assi visivi sono disallineati e non sono orientati nella stessa direzione.

Mentre un occhio fissa un oggetto, l’altro è orientato all’esterno, all’interno, in alto oppure in basso.

Le varie tipologie di strabismo

Per comprendere meglio lo strabismo facciamo un esempio pratico specificandone il tipo.

Nel soggetto strabico un occhio può guardare dritto e l’altro deviare verso l’esterno, in questo caso si tratta di strabismo divergente od exotropia.

Se nel soggetto strabico un occhio, invece guarda verso l’interno si tratterà di strabismo convergente od esotropia.

Se un occhio guarda verso l’alto o verso il basso si tratta di strabismo verticale, rispettivamente ipertropia ed ipotropia.

Questo difetto, in tutti i casi, impedisce lo sviluppo di una corretta visione binoculare e può influenzare negativamente il senso della profondità.

Come si manifesta lo strabismo?

Lo strabismo si può manifestare in modo intermittente o costante nel tempo, e può interessare prevalentemente un solo occhio o essere alternante.

Nei bambini, qualora non venga diagnosticato in tempo utile, può concorrere a determinare una significativa riduzione permanente dell’acuità visiva, (ambliopia).

Negli adulti, il sintomo spesso rilevatore di un alterato funzionamento della muscolatura deputata a muovere gli occhi in maniera coordinata, è la visione doppia (diplopia).

Le cause dello strabismo

L’esatta causa di uno strabismo non è sempre nota ed inoltre può manifestarsi a qualsiasi età.

Può manifestarsi sin dalla nascita, ed in tal caso si parla di strabismo congenito, o in un secondo momento ovvero strabismo acquisito.

Inoltre lo strabismo può essere legato sia a difetti visivi che a patologie oculari piuttosto serie.

I principali fattori che causano strabismo si possono riassumere in:

  • Ereditarietà.
  • Anomalie oculari, come cataratta, ptosi, ecc.
  • Difetti rifrattivi come miopia, ipermetropia, anisometropia.
  • Paresi di origine cerebrale.
  • Paresi di uno dei muscoli oculari.
  • Patologie neurologiche
  • Patologie endocrine.

Nel bambino lo strabismo può essere causato da difetti refrattivi non corretti, l’ipermetropia ad esempio determina frequentemente strabismo convergente.

Altra comune causa di strabismo è la scarsa visione in un occhio (ambliopia), una condizione che impedisce la normale collaborazione tra i due occhi.

Nell’adulto si possono manifestare forme di strabismo da collegarsi a fenomeni di paresi dei muscoli oculomotori, o addirittura si può evidenziare una forma di strabismo latente non più compensato.

Quali sono i sintomi dello strabismo?

I sintomi dello strabismo possono essere molteplici, fra questi i più comuni sono:

  • Cefalea.
  • Stanchezza visiva.
  • Ambliopia (Occhio pigro).
  • Bruciore.
  • Fotofobia (fastidio alla luce).
  • Posizione anomala del capo.
  • Chiusura di un occhio.
  • Visione doppia (diplopia).
  • Vertigini.
  • Scarsa percezione della profondità.

I trattamenti indicati per correggere lo strabismo

A seconda dell’entità del disturbo, dell’età del paziente, e del tipo di strabismo questo può essere corretto con:

  • Occhiali da vista.
  • Esercizi oculari, ovvero una vera e propria riabilitazione visiva/ginnastica oculare che interviene sui muscoli dell’occhio allenandoli, sbloccandone spasmi e contratture. Gli esercizi devono essere eseguiti inizialmente in presenza dell’ortottista e poi autonomamente a casa.
  • Iniezioni di tossina botulinica: la tossina viene iniettata in sede del muscolo responsabile dell’anomalia, ma solo per contrastare alcuni tipi di strabismo. Il suo scopo è quello di indebolire il muscolo provocando il naturale riallineamento dell’occhio.
  • Intervento chirurgico: con l’intervento chirurgico i muscoli che determinano il movimento dell’occhio, interessati dall’anomalia, vengono staccati e riposizionati in modo da permettere il normale allineamento.

Conclusioni

Una precoce diagnosi di strabismo, immediatamente corretto, impedisce l’aggravarsi del difetto evitando interventi invasivi.

Dott.ssa Sara Toma – Ortottista a Milano

[Fonte: DossierSalute.com]

Percezione visiva
July 9, 2020

Dott.ssa Toma, cos’è la percezione visiva?

La percezione visiva è il processo mediante il quale ricaviamo informazioni sul mondo nel quale viviamo. Esso avviene in maniera selettiva, costruttiva e interpretativa.

La nostra mente seleziona tra le varie sensazioni quelle che, in quel momento, sono per noi importanti, organizzandole quindi in un insieme ordinato e comprensibile.

Su cosa si basa la percezione visiva?

Come altri organi del corpo umano, gli occhi si presentano in coppia e collaborano nella realizzazione della percezione visiva, dando un senso di profondità spaziale alle immagini bidimensionali che si formano sulla retina.

Infatti, gli occhi con la capacità di convergere catturano i raggi visivi provenienti da un oggetto. In ogni occhio si forma una immagine lievemente diversa dello stesso oggetto e il nostro cervello riesce a convertire questa disuguaglianza in percezione del rilievo.

Il nostro cervello raccoglie, rielabora e organizza i dati delle percezioni sensoriali. Nel vedere un oggetto il cervello riconosce oltre all’identità anche la forma, i colori e i movimenti che i nostri occhi hanno eseguito, andando così a definire l’oggetto della nostra percezione visiva.

E’ variabile o è uguale per tutte le persone?

La percezione visiva cambia da soggetto a soggetto e non dipende dall’acuità visiva. Infatti, anche coloro che vedono i 10/10 di visus possono ignorare il 99% di quello che i loro occhi possono fare/vedere, un mondo di attività che appartengono alla percezione visiva.

Ovviamente, coloro che hanno meno di 10/10 sono deficitari in termini di acuità visiva e di conseguenza anche nella percezione visiva.

La percezione visiva in cosa può fare la differenza?

Al di là di quelle che sono le funzioni dell’occhio comunemente conosciute in termini di acuità visiva, la percezione della profondità, la visione periferica, le capacità motorie oculari, le capacità fusionali e molte altre, possono fare la differenza in alcune attività come nello sport.

Se la percezione visiva è lenta o imprecisa, una muscolatura ben sviluppata non può essere utilizzata al massimo della sua potenza.

Gli occhi (la visione) presiedono a tutti i movimenti del corpo! Perciò una vista buona e ben addestrata, ad esempio, può permettere di staccare in moto dieci metri prima degli altri, recuperare un palla difficilissima che in altre situazione è considerata impossibile, centrare meglio un canestro etc.

Esiste una teoria della percezione visiva?

Si, la percezione visiva è stata studiata dalla psicologia della forma.

Lo studio della percezione visiva deve molto all’indirizzo psicologico sviluppatosi agli inizi del 900, la psicologia della Gestalt.

Secondo la psicologia della Gestalt, conosciuta anche come psicologia della forma, l’uomo ha l’attitudine a organizzare le sensazioni elementari in figure emergenti da uno sfondo.

In questo modo si ottiene una figura dai contorni dettagliati, che si presenta in maniera netta rispetto ad uno sfondo indifferenziato, che in alcuni casi appare impercettibile.

E’ un fenomeno che a tutti capita di percepire e sperimentare soprattutto quando si è in viaggio e si osserva un’immagine fuori dal finestrino del treno o dell’auto.

Secondo questa teoria, la percezione è un processo regolato da leggi innate, che scompongono l’immagine in schemi atti a organizzare e a rilevare la figura nella sua totalità.

Il percepito è qualcosa di diverso da una immagine che si forma sulla retina, per questo rientra in un sistema di significati più complessi presenti nel sistema nervoso centrale.

La percezione, dunque, come avviene?

La percezione avviene in due fasi:

  • analisi della forma;
  • elaborazione cognitiva.

Riusciamo a vedere solo ciò che elaboriamo dopo averlo percepito e dotato di significato.

Tra i principali schemi innati troviamo:

  • Continuità (abbiamo la tendenza a raggruppare gli oggetti che possono essere visti l’uno come continuazione dell’altro);
  • Somiglianza (raggruppiamo oggetti simili tra loro);
  • Buona forma (raggruppiamo gli elementi per ottenere la figura più semplice);
  • Vicinanza (siamo portati a raggruppare oggetti vicini tra loro);
  • Chiusura (raggruppiamo gli elementi in modo che formino una figura chiusa);
  • Pregnanza (raggruppiamo gli elementi che possono costituire una figura semplice);
  • Esperienza passata (raggruppiamo gli elementi collegati alla nostra esperienza passata).

Proprio perché la percezione si basa su principi innati e su un’operazione selettiva di separazione della figura dallo sfondo, gli oggetti che vediamo sono, in una certa misura, costruzioni del nostro cervello.

May 18, 2020

La coordinazione occhio-mano nei bambini (e negli adulti) è la capacità del sistema visivo di coordinare le informazioni ricevute attraverso gli occhi alla guida, al controllo e alla direzione delle mani nella realizzazione di un determinato compito, come ad esempio la scrittura o la presa di una palla.

Per compiere la capacità di coordinare occhio-mano, si utilizzano gli occhi per dirigere l’attenzione e le mani per eseguire un compito.

Coordinazione occhio-mano: ruolo della visione

La visione è un concetto molto più ampio della semplice vista. E’ il processo che consente la trasformazione di ciò che si vede con gli occhi. Non interviene solo l’acuità visiva (capacità di distinguere piccoli dettagli), ma anche la fissazione e il movimento degli occhi, la capacità di messa a fuoco, il movimento di convergenza degli occhi e la visione binoculare (entrambi gli occhi partecipano alla visione, e appunto il controllo della coordinazione occhio-mano.

Quando si sviluppa la coordinazione occhio-mano nei bambini

Questa capacità inizia a svilupparsi nel primo anno di vita e raggiunge la completa maturità entro i nove anni. Nel tempo, i bambini infatti diventano capaci di portarsi il cibo alla bocca, battere le mani, giocare a palla, scrivere e molto altro, richiedendo una buona collaborazione tra il sistema visivo ed il movimento delle mani.

Nel periodo tra i 3 e i 6 anni, il bambino impara a vestirsi e a usare il cucchiaio per mangiare. Con la crescita, queste azioni semplici vengono integrate con altre, divenendo più complesse e accurate.

Quando la coordinazione occhio-mano può essere danneggiata

La capacità di afferrare un oggetto richiede un complesso sistema senso-motorio che coinvolge gli occhi, la testa, le mani e il tronco. La sua alterazione è connessa ad una lesione cerebralepresente alla nascita o sopraggiunta nel corso della vita per un trauma o una malattia. Come è facile intuire, tale alterazione influisce pesantemente con le normali attività della vita quotidiana.

A cosa serve la coordinazione occhio-mano

La coordinazione oculo-manuale è basilare in quasi tutte le attività della nostra vita giornaliera. La utilizziamo giornalmente in molte attività della nostra vita, ad esempio quando lanciamo e/o raccogliamo oggetti, cuciniamo, disegniamo, usiamo il computer. Anche quando guidiamo, utilizziamo la coordinazione occhio-mano in modo ininterrotto: basandoci sulle informazioni sul tragitto che percepiamo attraverso gli occhi, le mani agiscono costantemente sul volante.

Fondamentale nella scrittura

Essa, inoltre, interviene nell’apprendimento della scrittura, perciò è importante stimolarla e migliorarla. Imparare a scrivere è un grande traguardo per tutti i bambini. La scrittura richiede una moltitudine di attività motorie come il controllo posturale, la capacità di muovere correttamente polso e mano e una buona competenza oculo-manuale.

Alla base di una buona scrittura vi è una corretta impugnatura della matita e/o della penna.

Gradualmente, il bambino imparerà a scrivere correttamente tutte le lettere dell’alfabeto prima in spazi molto grandi standard, poi arriverà ai quadretti e/o alle righe tipiche della propria classe di appartenenza.

Fondamentale nello sport

La coordinazione oculo-manuale è essenziale anche per le abilità fisiche più avanzate legate allo sport.

Anche da adulti, è possibile migliorare la coordinazione occhio-mano, esercitandosi in attività come tutti i giochi con la palla e gli esercizi di lancio e presa, videogiochi oppure la pratica di uno sport con la racchetta.

Problemi di vista, tra cui miopia, ipermetropia e astigmatismo, la perdita di campo visivo, una anomalia della visione binoculare, possono impedire una perfetta coordinazione occhio-mano, come la perdita di campo visivo.

In alcuni sport, le capacità visive sono importanti tanto quanto lo sono capacità motorie come la velocità o la forza e sono allo stesso modo addestrabili.

Quando consultare uno specialista

I genitori di bambini in età prescolare devono essere attenti a segni e anomalie o problemi di sviluppo di coordinazione visiva. Se un bambino difficilmente si impegna in attività che richiedono coordinazione occhio-mano o se la grafia è molto irregolare con cancellature eccessive, si potrebbe prendere in considerazione l’osservazione del bambino da parte di uno specialista ortottico.

Dott.ssa Sara Toma Ortottista a Milano

April 14, 2020

Lenti a contatto in età pediatrica – Le lenti a contatto sono dispositivi medici utilizzate per motivi terapeutici estetici, applicati sulla superficie oculare aderenti alla pellicola lacrimale.

Si offrono in aggiunta all’occhiale con la libertà di scegliere quando preferire l’uno o l’altro, in base alle circostanze ed allo scopo di ottenere la migliore efficienza visiva in massima sicurezza.

Lenti a contatto in età pediatrica: alternativa efficace

A seconda dello stile di vita, della motivazione del paziente e della salute degli occhi, le lenti a contatto costituiscono un’alternativa efficace e versatile per correggere difetti visivi, come ipermetropia, miopia, astigmatismo, anisometropia e presbiopia.

Alcuni studi hanno dimostrato che i benefici delle lenti a contatto iniziano già in età pediatrica, migliorando l’efficienza scolastica e la qualità della vita di bambini e adolescenti.

Tipologie di lenti a contatto

Le lenti a contatto, a seconda delle diverse esigenze, variano per materiale, durata e consistenza, ovvero morbide, rigide e semi-rigide.

Lenti a contatto morbide

Le lenti a contatto morbide sono composte per l’80% di acqua e sono quelle che permettono maggiormente all’occhio di respirare poiché permeabili all’ossigeno.

Grazie alla loro flessibilità, aderiscono facilmente all’occhio e sono facili da indossare. Le lenti a contatto morbide sono le più indicate per coloro che praticano sport o hanno una vita molto attiva.

Anche durante il sonno

Inoltre, per la loro consistenza, sono indossabili per periodi più lunghi, alcune anche durante il sonno. Le lenti morbide in commercio possono essere giornaliere, settimanali, quindicinali o mensili.

Lenti a contatto rigide

Al contrario, le lenti rigide, dette anche non gas permeabili, sono costituite da polimetilmetacrilato, un materiale non traspirante che permette all’ossigeno di raggiungere l’occhio solo attraverso la lacrimazione.

Sono dispositivi durevoli e resistenti, ma spesso difficili da applicare, motivo per cui sono meno utilizzate di quelle morbide e delle semi-rigide.

Lenti a contatto semi-rigide

Le lenti semi-rigide, infine, dette gas permeabili, sono simili alle rigide, ma consentono ad una quantità di ossigeno di arrivare all’occhio. In questo modo, si può avere una visione nitida e le lenti durano più a lungo.

Questa tipologia di lente è ideale per gli astigmatici, per la sua capacità di correzione della deformazione della cornea, ma meno per gli sportivi, in quanto sono piuttosto mobili.

Altre tipologie

Ad ogni modo, esistono molte tipologie di lenti, in grado di adattarsi alle problematiche dei singoli.

Le ibride sono indicate in caso di una curvatura corneale irregolare, le toriche sono perfette per correggere l’astigmatismo, infine le bifocali permettono la visione da vicino e lontano.

Vantaggi e igiene

Tra i principali aspetti positivi legati all’uso delle lenti a contatto vi è il campo visivo completo a 360 gradi, con una qualità visiva ottima anche lateralmente.

A differenza degli occhiali, non sono soggette a problemi come l’appannamento ed i riflessi. Sono pratiche nel quotidiano e, soprattutto, durante l’attività sportiva.

Una delle prime regole, però, è una scrupolosa igiene, un’attenta manutenzione che avviene tramite soluzione salina, evitandone l’utilizzo per più di otto-dieci ore.

Lenti a contatto in età pediatrica

In passato, l’applicazione di lenti a contatto in età pediatrica era effettuata nelle elevate ametropie e nell’anisometropia.

I bambini e gli adolescenti traggono significativi vantaggi visivi e percettivi dall’uso di lenti a contatto.

Esse rappresentano un elemento strategico della compensazione visiva di bambini e ragazzi impegnati nelle attività scolastiche.

Età plastica

In età plastica, se il sistema visivo non presenta patologie oculari e anomalie della visione binoculare, la persona sviluppa parametri importanti nel processo della visione quali l’acuità visiva, il senso cromatico, il senso stereoscopico ed il senso del movimento.

Questi parametri consentono all’adolescente di far integrare i diversi stimoli provenienti dal sistema visivo, uditivo, propriocettivo ed utilizzarli per trarre informazioni dal mondo che lo circonda.

Benefici

Le lenti a contatto sono il miglior sistema compensativo delle ametropie nell’età adolescenziale, fase in cui la persona vive una profonda trasformazione biologica e si adatta alle richieste ambientali di lettura, scrittura, applicazione protratta a computer, tablet, cellulare, eccetera.

Lo sviluppo di nuovi modelli di lenti ha fornito prodotti di elevata sicurezza e qualità.

Per questo la prescrizione e l’applicazione di lenti a contatto a persone ametropi è una alternativa all’occhiale e spesso la scelta primaria.

Perché i bambini preferiscono le lenti a contatto

Secondo lo studio CLIP condotto a Singapore, inoltre, i bambini tra gli 8 e gli 12 anni a cui sono state applicate lenti monouso giornaliere hanno avuto riscontri migliori in termini di efficienza rispetto a quelli con gli occhiali.

La maggior parte di essi, in più, ne ha preferito l’utilizzo per una molteplicità di fattori quali la visione, il comfort e l’aspetto fisico.

Infatti, anche l’auto-percezione di se stessi, la partecipazione ad attività e l’accettazione sociale hanno visto miglioramenti, evidenziando nei soggetti esaminati una qualità della vita superiore.

Compliance

L’uso di lenti a contatto viene trattato con successo dai bambini e dalle loro famiglie se gestito con attenzione e responsabilità.

La compliance del bambino e della sua famiglia rappresenta il fattore principale per evitare qualsiasi complicanza (cheratite, infezioni virali, etc). La consulenza di un ortottista di fiduciapotrà aiutare a muovere i primi passi verso l’utilizzo di lenti a contatto in età pediatrica.

[Fonte: DossierSalute.com]

April 9, 2020

I DSA – Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia e discalculia) non sono sintomo di deficit dell’intelligenza, né sensoriale né sono causati da problemi psicologici o ambientali. Si tratta, appunto, di disturbi specifici dell’apprendimento quali lettura, scrittura e capacità di calcolo. Riguardano una specifica abilità che nulla ha a che vedere con il funzionamento intellettivo. Nella seconda parte di questo articolo ci soffermeremo sulla dislessia visiva (più propriamente detta “visuo percettiva”).

Come accorgersi della presenza di DSA e come intervenire?

Dislessia visiva: cos’è e come riconoscere la dislessia

La dislessia è l’incapacità di leggere e scrivere fluentemente causata da una disabilità specifica dell’apprendimento di origine neurologica.

È possibile riconoscere alcuni sintomi sia in età prescolare che scolare.

In età prescolare, il bambino ha difficoltà a pronunciare alcune parole, comincia a parlare inritardo o inverte le lettere delle parole.

Età scolare

In età scolare, il bambino legge e scrive, ma con molta fatica e commettendo molti errori, tende ad invertire fonemi e sillabe. E’ molto lento nella lettura, nella scrittura e nel memorizzare alfabeto e tabelline.

Può accusare disturbi visiviquali stanchezza visiva, mal di testa, visione sdoppiata o sfocata, muove la testa per seguire il testo piuttosto che gli occhi.

Può anche avere difficoltà motorie, difficoltà nel riconoscere i suoni.

Dislessia visiva: cause e fattori di rischio della dislessia

La dislessia non è propriamente una malattia, ma un atipico sviluppo neurologico, come abbiamo accennato, senza alcun deficit.

Una causa specifica ed univoca non c’è, tant’è vero che si manifesta in momenti diversi del periodo evolutivo ed in modi diversi.

Alcuni studi hanno individuato una delle cause in una mutazione genetica che altera alcuni circuiti neurali.

Figli di genitori che hanno avuto problemi di dislessia hanno più probabilità di sviluppare il medesimo problema.

Non è causata da fattori ambientali, cioè da situazioni particolari a casa o a scuola, ma l’ambiente gioca un ruolo fondamentale quando bisogna affrontare la problematica.

La collaborazione fra scuola e famiglia è fondamentale per affrontare e risolvere la dislessia,anche se in alcuni casi più gravi non è possibile azzerare totalmente il disturbo.

A chi rivolgersi per affrontare la dislessia

Come accennato, la dislessia non è una malattia, ragione per cui non esiste una cura.

La dislessia si affronta con strategie e metodi per ridurre il più possibile il disturbo.

Innanzitutto, è fondamentale accorgersene quanto prima.

L’intervento tempestivo, infatti, non solo potrà bloccare l’aggravarsi del disturbo, ma potrà migliorarlo fino quasi alla scomparsa, impedendo l’insorgenza di disturbi correlati, talvolta gravi, che influenzano l’autostima del bambino, poi adulto.

Logopedista, neuropsichiatra, psicologo, ortottista sono le figure che, formulata la diagnosi, accompagnano il bambino nel percorso riabilitativo.

Il logopedista non può formulare la diagnosi di dislessia, ma si occupa di appurare se i disturbi insorti siano il campanello d’allarme della dislessia.

Agisce in maniera preventiva affinché il disturbo migliori e non peggiori, insegna al bambino e ai genitori l’uso degli strumenti che porteranno al miglioramento graduale del disturbo.

Il suo supporto è importante per indirizzare eventualmente i genitori verso una visita specialistica.

Al logopedista, dunque, si affiancano psicologo e neuropsichiatra affinché, attraverso una serie di esami specialistici e test specifici, si giunga alla diagnosi di dislessia.

I disturbi correlati alla dislessia possono essere di tipo psicologico e non sempre si risolvono parallelamente alla dislessia.

Dunque, il supporto di neuropsichiatri e psicologi risulta fondamentale nell’intero percorso di riabilitazione.

Una volta diagnosticata la dislessia, a cura dell’Asl o di un neuropsichiatra o psicologo accreditato dall’Asl, i trattamenti che vengono adottati sono diversi da soggetto a soggetto e consistono in strategie compensative del disturbo, ovvero strumenti tecnologici o sistemi educativi.

Per esempio per i bambini dislessici in età scolare è previsto un allungamento formale dei tempiper svolgere le normali attività e l’utilizzo di sistemi di videoscrittura che faciliti la comprensione in lettura e in scrittura.

Dislessia visuo-percettiva

Il soggetto interessato da dislessia visiva (visuo-percettiva) ha difficoltà a trasformare in suono il simbolo che legge.

Questo è causato dall’informazione distorta che gli occhi inviano al cervello il quale, appunto, non riesce a decifrare in modo corretto l’informazione.

Nella dislessia e nella disprassia, un deficit visuospaziale può limitare le abilità di letto-scrittura, abilità che dipende dalla capacità di elaborare le caratteristiche visuospaziali dei segni grafici.

Occhio e cervello non sono allineati nell’elaborazione delle informazioni.

In pratica, in caso di dislessia visiva:

  • Lo spazio viene percepito in modo distorto, facendo accavallare le lettere senza possibilità di distinguerle.
  • La capacità di cogliere il contrasto è scarsa, in tal modo le lettere risultano indecifrabiliperché prive di contorno che si mischia con lo sfondo.
  • I movimenti veloci e involontari dell’occhio, detti propriamente movimenti saccadici, risultano alterati.

La sintomatologia oculare si manifesta con:

  • Cefalea,
  • Le lettere sono sfuocate,
  • Le lettere si sdoppiano,
  • Lettura lenta,
  • Si perde la riga quando si legge,
  • Difficoltà nel copiare dal lontano a vicino (lavagna),
  • Difficoltà nel mantenere la direzionalità (alto basso, sinistra destra),
  • Difficoltà nel fare le scale,
  • Impaccio motorio.

In presenza di questi sintomi, un aiuto fondamentale arriva dall’ortottista e dall’oculista che, lavorando in sinergia con il logopedista, cercano di rieducare il paziente alla coordinazione occhi-cervello-lingua.

Queste abilità, se deficitarie, possono essere riabilitate con un percorso di riabilitazione visivapersonalizzato.

 

[Fonte: https://www.dossiersalute.com/dislessia-visiva-quando-la-dislessia-parte-dagli-occhi/]

Visione-e-sport-aspetti-da-considerare
February 14, 2020

La funzione visiva rappresenta un requisito fondamentale per coloro che praticano una disciplina sportiva, soprattutto a livello agonistico. Errori durante le prestazioni sportive possono essere collegati a difetti della funzionalità visiva, nel rapporto tra visione e sport.

Vedere nello sport significa integrare insieme una serie di abilità visive attraverso cui programmare la giusta risposta motoria.

Visione e sport: informazione visiva e azione motoria

L’informazione visiva, infatti, è determinante per l’azione motoria. Mediante tale informazione e le altre afferenze sensoriali (uditive, vestibolari, cinestesiche), l’atleta decide quale azione compiere, programmandone e controllandone l’esecuzione.

Spazio e distanze

Una buona vista non è solo necessaria per una visione ottimale, ma anche per percepire correttamente lo spazio, calcolare le distanze ed eseguire rapidamente alcuni movimenti durante la prestazione sportiva.

Aspetti che influenzano la visione

La performance visiva è influenzata da diversi aspetti che caratterizzano la nostra vista:

  • acuità visiva ad alto contrasto,
  • acuità visiva dinamica,
  • sensibilità al contrasto,
  • motilità oculare,
  • fusione sensoriale e motoria,
  • senso cromatico,
  • accomodazione,
  • stereopsi (visione binoculare),
  • campo visivo,
  • coordinazione occhio-mano e occhio-piede,
  • attenzione visiva.

L’importanza di questi aspetti è relativa al tipo di movimento richiesto da uno specifico sport e dalle condizioni in cui esso viene svolto.

Occhiali e lenti a contatto nello sport

Un aspetto in grado di condizionare piuttosto sensibilmente molte delle abilità visive cruciali nello sport è avere una correzione ottica adeguata.

I difetti di vista non corretti peggiorano alcune capacità:

  • la sensibilità al contrasto,
  • l’acuità visiva statica e dinamica,
  • la possibilità di una efficiente binocularità.

La correzione ottica con occhiale può anche avere alcune ripercussioni negative sulle abilità visive:

  • limitazioni nel campo visivo,
  • variazioni nelle dimensioni delle immagini retiniche nei due occhi,
  • effetti prismatici per fissazioni fuori dall’asse ottico.

La soluzione migliore consiste nell’uso di lenti a contatto.

Non solo correzione

Bisogna comunque fare sempre un’analisi delle richieste visive del singolo. Ciò al fine di svolgere un intervento integrato fatto di correzione, prevenzione e training, che consenta all’atleta di raggiungere la migliore performance sportiva possibile.

Dott.ssa Sara Toma Ortottista Milano
Fonte: https://www.dossiersalute.com/visione-e-sport-aspetti-da-considerare/
January 15, 2020

L’uso continuo e frequente dei videoterminali (VDT) causa maggiormente disturbi di natura oculare in quanto il lavoro a computer impegna il soggetto a ricorrere ad una attività visiva per vicino. In questi casi si parla di astenopia da videoterminale.

Astenopia: cause

Il frequente spostamento dello sguardo dallo schermo alla tastiera, dalla tastiera al testo scritto e viceversa, la necessità di correggere il testo sul video, la presbiopia non corretta per la distanza di lettura del video sono tutti compiti impegnativi di tipo ‘muscolare’ e quindi molto stancanti.

Visione rigida = sensazione di secchezza

Nell’attività al videoterminale, inoltre, si tende a guardare lo schermo in modo rigido e di conseguenza le palpebre si muovono molto meno di quando si guarda un oggetto in lontananza.

Di conseguenza, si percepisce una sensazione di secchezza in quanto la superficie dell’occhio non viene più idratata sufficientemente con il liquido lacrimale.

Il computer favorisce i difetti visivi

L’uso del computer sottolinea ed intensifica difetti di vista non noti o non corretti adeguatamente, anche se di lieve entità, o alterazioni della motilità oculare e della visione binoculare, con sintomi più gravi del difetto stesso.

Ad esempio, deficienze della visione binoculare, insufficienza di convergenza, strabismi latenti o scarsa ampiezza fusionale sono responsabili di vari disturbi: cefalea, visione doppia, annebbiamenti visivi ricorrenti.

Astenopia: sintomi

I sintomi dell’astenopia da videoterminale comprendono: bruciore, lacrimazione, senso di pesantezza oculare, sfuocamento o sdoppiamento delle immagini. Altri disturbi sono rappresentati da dolori al rachide, generico senso di malessere, molte volte cefalea, capogiri e mialgie.

Prevenzione

Per ridurre al minimo i sintomi fisici da affaticamento sono indispensabili alcune buone pratiche sul luogo di lavoro o a casa:

  • il rispetto delle norme sulla sicurezza (come la progettazione ergonomica della postazione),
  • il rispetto delle pause compensative,
  • una buona illuminazione,
  • una regolazione adeguata del contrasto e della luminosità dello schermo  per migliorare la qualità del testo e della grafica,
  • una postura corretta di fronte al video, in modo tale che la distanza occhi-schermo sia pari a circa 50-70 cm,
  • una visita dal medico competente per qualunque disturbo visivo.

La soluzione per alcuni disturbi visivi è data dall’allenamento degli occhi.

Una corretta ginnastica oculare può contribuire a ridurre o persino ad eliminare alcuni disturbi visivi.

Dott.ssa Sara Toma Ortottista a Milano

[fonte: DossierSalute.com]

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