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strabismo
September 7, 2020

Lo strabismo è una condizione nella quale gli assi visivi sono disallineati e non sono orientati nella stessa direzione.

Mentre un occhio fissa un oggetto, l’altro è orientato all’esterno, all’interno, in alto oppure in basso.

Le varie tipologie di strabismo

Per comprendere meglio lo strabismo facciamo un esempio pratico specificandone il tipo.

Nel soggetto strabico un occhio può guardare dritto e l’altro deviare verso l’esterno, in questo caso si tratta di strabismo divergente od exotropia.

Se nel soggetto strabico un occhio, invece guarda verso l’interno si tratterà di strabismo convergente od esotropia.

Se un occhio guarda verso l’alto o verso il basso si tratta di strabismo verticale, rispettivamente ipertropia ed ipotropia.

Questo difetto, in tutti i casi, impedisce lo sviluppo di una corretta visione binoculare e può influenzare negativamente il senso della profondità.

Come si manifesta lo strabismo?

Lo strabismo si può manifestare in modo intermittente o costante nel tempo, e può interessare prevalentemente un solo occhio o essere alternante.

Nei bambini, qualora non venga diagnosticato in tempo utile, può concorrere a determinare una significativa riduzione permanente dell’acuità visiva, (ambliopia).

Negli adulti, il sintomo spesso rilevatore di un alterato funzionamento della muscolatura deputata a muovere gli occhi in maniera coordinata, è la visione doppia (diplopia).

Le cause dello strabismo

L’esatta causa di uno strabismo non è sempre nota ed inoltre può manifestarsi a qualsiasi età.

Può manifestarsi sin dalla nascita, ed in tal caso si parla di strabismo congenito, o in un secondo momento ovvero strabismo acquisito.

Inoltre lo strabismo può essere legato sia a difetti visivi che a patologie oculari piuttosto serie.

I principali fattori che causano strabismo si possono riassumere in:

  • Ereditarietà.
  • Anomalie oculari, come cataratta, ptosi, ecc.
  • Difetti rifrattivi come miopia, ipermetropia, anisometropia.
  • Paresi di origine cerebrale.
  • Paresi di uno dei muscoli oculari.
  • Patologie neurologiche
  • Patologie endocrine.

Nel bambino lo strabismo può essere causato da difetti refrattivi non corretti, l’ipermetropia ad esempio determina frequentemente strabismo convergente.

Altra comune causa di strabismo è la scarsa visione in un occhio (ambliopia), una condizione che impedisce la normale collaborazione tra i due occhi.

Nell’adulto si possono manifestare forme di strabismo da collegarsi a fenomeni di paresi dei muscoli oculomotori, o addirittura si può evidenziare una forma di strabismo latente non più compensato.

Quali sono i sintomi dello strabismo?

I sintomi dello strabismo possono essere molteplici, fra questi i più comuni sono:

  • Cefalea.
  • Stanchezza visiva.
  • Ambliopia (Occhio pigro).
  • Bruciore.
  • Fotofobia (fastidio alla luce).
  • Posizione anomala del capo.
  • Chiusura di un occhio.
  • Visione doppia (diplopia).
  • Vertigini.
  • Scarsa percezione della profondità.

I trattamenti indicati per correggere lo strabismo

A seconda dell’entità del disturbo, dell’età del paziente, e del tipo di strabismo questo può essere corretto con:

  • Occhiali da vista.
  • Esercizi oculari, ovvero una vera e propria riabilitazione visiva/ginnastica oculare che interviene sui muscoli dell’occhio allenandoli, sbloccandone spasmi e contratture. Gli esercizi devono essere eseguiti inizialmente in presenza dell’ortottista e poi autonomamente a casa.
  • Iniezioni di tossina botulinica: la tossina viene iniettata in sede del muscolo responsabile dell’anomalia, ma solo per contrastare alcuni tipi di strabismo. Il suo scopo è quello di indebolire il muscolo provocando il naturale riallineamento dell’occhio.
  • Intervento chirurgico: con l’intervento chirurgico i muscoli che determinano il movimento dell’occhio, interessati dall’anomalia, vengono staccati e riposizionati in modo da permettere il normale allineamento.

Conclusioni

Una precoce diagnosi di strabismo, immediatamente corretto, impedisce l’aggravarsi del difetto evitando interventi invasivi.

Dott.ssa Sara Toma – Ortottista a Milano

[Fonte: DossierSalute.com]

Percezione visiva
July 9, 2020

Dott.ssa Toma, cos’è la percezione visiva?

La percezione visiva è il processo mediante il quale ricaviamo informazioni sul mondo nel quale viviamo. Esso avviene in maniera selettiva, costruttiva e interpretativa.

La nostra mente seleziona tra le varie sensazioni quelle che, in quel momento, sono per noi importanti, organizzandole quindi in un insieme ordinato e comprensibile.

Su cosa si basa la percezione visiva?

Come altri organi del corpo umano, gli occhi si presentano in coppia e collaborano nella realizzazione della percezione visiva, dando un senso di profondità spaziale alle immagini bidimensionali che si formano sulla retina.

Infatti, gli occhi con la capacità di convergere catturano i raggi visivi provenienti da un oggetto. In ogni occhio si forma una immagine lievemente diversa dello stesso oggetto e il nostro cervello riesce a convertire questa disuguaglianza in percezione del rilievo.

Il nostro cervello raccoglie, rielabora e organizza i dati delle percezioni sensoriali. Nel vedere un oggetto il cervello riconosce oltre all’identità anche la forma, i colori e i movimenti che i nostri occhi hanno eseguito, andando così a definire l’oggetto della nostra percezione visiva.

E’ variabile o è uguale per tutte le persone?

La percezione visiva cambia da soggetto a soggetto e non dipende dall’acuità visiva. Infatti, anche coloro che vedono i 10/10 di visus possono ignorare il 99% di quello che i loro occhi possono fare/vedere, un mondo di attività che appartengono alla percezione visiva.

Ovviamente, coloro che hanno meno di 10/10 sono deficitari in termini di acuità visiva e di conseguenza anche nella percezione visiva.

La percezione visiva in cosa può fare la differenza?

Al di là di quelle che sono le funzioni dell’occhio comunemente conosciute in termini di acuità visiva, la percezione della profondità, la visione periferica, le capacità motorie oculari, le capacità fusionali e molte altre, possono fare la differenza in alcune attività come nello sport.

Se la percezione visiva è lenta o imprecisa, una muscolatura ben sviluppata non può essere utilizzata al massimo della sua potenza.

Gli occhi (la visione) presiedono a tutti i movimenti del corpo! Perciò una vista buona e ben addestrata, ad esempio, può permettere di staccare in moto dieci metri prima degli altri, recuperare un palla difficilissima che in altre situazione è considerata impossibile, centrare meglio un canestro etc.

Esiste una teoria della percezione visiva?

Si, la percezione visiva è stata studiata dalla psicologia della forma.

Lo studio della percezione visiva deve molto all’indirizzo psicologico sviluppatosi agli inizi del 900, la psicologia della Gestalt.

Secondo la psicologia della Gestalt, conosciuta anche come psicologia della forma, l’uomo ha l’attitudine a organizzare le sensazioni elementari in figure emergenti da uno sfondo.

In questo modo si ottiene una figura dai contorni dettagliati, che si presenta in maniera netta rispetto ad uno sfondo indifferenziato, che in alcuni casi appare impercettibile.

E’ un fenomeno che a tutti capita di percepire e sperimentare soprattutto quando si è in viaggio e si osserva un’immagine fuori dal finestrino del treno o dell’auto.

Secondo questa teoria, la percezione è un processo regolato da leggi innate, che scompongono l’immagine in schemi atti a organizzare e a rilevare la figura nella sua totalità.

Il percepito è qualcosa di diverso da una immagine che si forma sulla retina, per questo rientra in un sistema di significati più complessi presenti nel sistema nervoso centrale.

La percezione, dunque, come avviene?

La percezione avviene in due fasi:

  • analisi della forma;
  • elaborazione cognitiva.

Riusciamo a vedere solo ciò che elaboriamo dopo averlo percepito e dotato di significato.

Tra i principali schemi innati troviamo:

  • Continuità (abbiamo la tendenza a raggruppare gli oggetti che possono essere visti l’uno come continuazione dell’altro);
  • Somiglianza (raggruppiamo oggetti simili tra loro);
  • Buona forma (raggruppiamo gli elementi per ottenere la figura più semplice);
  • Vicinanza (siamo portati a raggruppare oggetti vicini tra loro);
  • Chiusura (raggruppiamo gli elementi in modo che formino una figura chiusa);
  • Pregnanza (raggruppiamo gli elementi che possono costituire una figura semplice);
  • Esperienza passata (raggruppiamo gli elementi collegati alla nostra esperienza passata).

Proprio perché la percezione si basa su principi innati e su un’operazione selettiva di separazione della figura dallo sfondo, gli oggetti che vediamo sono, in una certa misura, costruzioni del nostro cervello.

May 18, 2020

La coordinazione occhio-mano nei bambini (e negli adulti) è la capacità del sistema visivo di coordinare le informazioni ricevute attraverso gli occhi alla guida, al controllo e alla direzione delle mani nella realizzazione di un determinato compito, come ad esempio la scrittura o la presa di una palla.

Per compiere la capacità di coordinare occhio-mano, si utilizzano gli occhi per dirigere l’attenzione e le mani per eseguire un compito.

Coordinazione occhio-mano: ruolo della visione

La visione è un concetto molto più ampio della semplice vista. E’ il processo che consente la trasformazione di ciò che si vede con gli occhi. Non interviene solo l’acuità visiva (capacità di distinguere piccoli dettagli), ma anche la fissazione e il movimento degli occhi, la capacità di messa a fuoco, il movimento di convergenza degli occhi e la visione binoculare (entrambi gli occhi partecipano alla visione, e appunto il controllo della coordinazione occhio-mano.

Quando si sviluppa la coordinazione occhio-mano nei bambini

Questa capacità inizia a svilupparsi nel primo anno di vita e raggiunge la completa maturità entro i nove anni. Nel tempo, i bambini infatti diventano capaci di portarsi il cibo alla bocca, battere le mani, giocare a palla, scrivere e molto altro, richiedendo una buona collaborazione tra il sistema visivo ed il movimento delle mani.

Nel periodo tra i 3 e i 6 anni, il bambino impara a vestirsi e a usare il cucchiaio per mangiare. Con la crescita, queste azioni semplici vengono integrate con altre, divenendo più complesse e accurate.

Quando la coordinazione occhio-mano può essere danneggiata

La capacità di afferrare un oggetto richiede un complesso sistema senso-motorio che coinvolge gli occhi, la testa, le mani e il tronco. La sua alterazione è connessa ad una lesione cerebralepresente alla nascita o sopraggiunta nel corso della vita per un trauma o una malattia. Come è facile intuire, tale alterazione influisce pesantemente con le normali attività della vita quotidiana.

A cosa serve la coordinazione occhio-mano

La coordinazione oculo-manuale è basilare in quasi tutte le attività della nostra vita giornaliera. La utilizziamo giornalmente in molte attività della nostra vita, ad esempio quando lanciamo e/o raccogliamo oggetti, cuciniamo, disegniamo, usiamo il computer. Anche quando guidiamo, utilizziamo la coordinazione occhio-mano in modo ininterrotto: basandoci sulle informazioni sul tragitto che percepiamo attraverso gli occhi, le mani agiscono costantemente sul volante.

Fondamentale nella scrittura

Essa, inoltre, interviene nell’apprendimento della scrittura, perciò è importante stimolarla e migliorarla. Imparare a scrivere è un grande traguardo per tutti i bambini. La scrittura richiede una moltitudine di attività motorie come il controllo posturale, la capacità di muovere correttamente polso e mano e una buona competenza oculo-manuale.

Alla base di una buona scrittura vi è una corretta impugnatura della matita e/o della penna.

Gradualmente, il bambino imparerà a scrivere correttamente tutte le lettere dell’alfabeto prima in spazi molto grandi standard, poi arriverà ai quadretti e/o alle righe tipiche della propria classe di appartenenza.

Fondamentale nello sport

La coordinazione oculo-manuale è essenziale anche per le abilità fisiche più avanzate legate allo sport.

Anche da adulti, è possibile migliorare la coordinazione occhio-mano, esercitandosi in attività come tutti i giochi con la palla e gli esercizi di lancio e presa, videogiochi oppure la pratica di uno sport con la racchetta.

Problemi di vista, tra cui miopia, ipermetropia e astigmatismo, la perdita di campo visivo, una anomalia della visione binoculare, possono impedire una perfetta coordinazione occhio-mano, come la perdita di campo visivo.

In alcuni sport, le capacità visive sono importanti tanto quanto lo sono capacità motorie come la velocità o la forza e sono allo stesso modo addestrabili.

Quando consultare uno specialista

I genitori di bambini in età prescolare devono essere attenti a segni e anomalie o problemi di sviluppo di coordinazione visiva. Se un bambino difficilmente si impegna in attività che richiedono coordinazione occhio-mano o se la grafia è molto irregolare con cancellature eccessive, si potrebbe prendere in considerazione l’osservazione del bambino da parte di uno specialista ortottico.

Dott.ssa Sara Toma Ortottista a Milano

April 14, 2020

Lenti a contatto in età pediatrica – Le lenti a contatto sono dispositivi medici utilizzate per motivi terapeutici estetici, applicati sulla superficie oculare aderenti alla pellicola lacrimale.

Si offrono in aggiunta all’occhiale con la libertà di scegliere quando preferire l’uno o l’altro, in base alle circostanze ed allo scopo di ottenere la migliore efficienza visiva in massima sicurezza.

Lenti a contatto in età pediatrica: alternativa efficace

A seconda dello stile di vita, della motivazione del paziente e della salute degli occhi, le lenti a contatto costituiscono un’alternativa efficace e versatile per correggere difetti visivi, come ipermetropia, miopia, astigmatismo, anisometropia e presbiopia.

Alcuni studi hanno dimostrato che i benefici delle lenti a contatto iniziano già in età pediatrica, migliorando l’efficienza scolastica e la qualità della vita di bambini e adolescenti.

Tipologie di lenti a contatto

Le lenti a contatto, a seconda delle diverse esigenze, variano per materiale, durata e consistenza, ovvero morbide, rigide e semi-rigide.

Lenti a contatto morbide

Le lenti a contatto morbide sono composte per l’80% di acqua e sono quelle che permettono maggiormente all’occhio di respirare poiché permeabili all’ossigeno.

Grazie alla loro flessibilità, aderiscono facilmente all’occhio e sono facili da indossare. Le lenti a contatto morbide sono le più indicate per coloro che praticano sport o hanno una vita molto attiva.

Anche durante il sonno

Inoltre, per la loro consistenza, sono indossabili per periodi più lunghi, alcune anche durante il sonno. Le lenti morbide in commercio possono essere giornaliere, settimanali, quindicinali o mensili.

Lenti a contatto rigide

Al contrario, le lenti rigide, dette anche non gas permeabili, sono costituite da polimetilmetacrilato, un materiale non traspirante che permette all’ossigeno di raggiungere l’occhio solo attraverso la lacrimazione.

Sono dispositivi durevoli e resistenti, ma spesso difficili da applicare, motivo per cui sono meno utilizzate di quelle morbide e delle semi-rigide.

Lenti a contatto semi-rigide

Le lenti semi-rigide, infine, dette gas permeabili, sono simili alle rigide, ma consentono ad una quantità di ossigeno di arrivare all’occhio. In questo modo, si può avere una visione nitida e le lenti durano più a lungo.

Questa tipologia di lente è ideale per gli astigmatici, per la sua capacità di correzione della deformazione della cornea, ma meno per gli sportivi, in quanto sono piuttosto mobili.

Altre tipologie

Ad ogni modo, esistono molte tipologie di lenti, in grado di adattarsi alle problematiche dei singoli.

Le ibride sono indicate in caso di una curvatura corneale irregolare, le toriche sono perfette per correggere l’astigmatismo, infine le bifocali permettono la visione da vicino e lontano.

Vantaggi e igiene

Tra i principali aspetti positivi legati all’uso delle lenti a contatto vi è il campo visivo completo a 360 gradi, con una qualità visiva ottima anche lateralmente.

A differenza degli occhiali, non sono soggette a problemi come l’appannamento ed i riflessi. Sono pratiche nel quotidiano e, soprattutto, durante l’attività sportiva.

Una delle prime regole, però, è una scrupolosa igiene, un’attenta manutenzione che avviene tramite soluzione salina, evitandone l’utilizzo per più di otto-dieci ore.

Lenti a contatto in età pediatrica

In passato, l’applicazione di lenti a contatto in età pediatrica era effettuata nelle elevate ametropie e nell’anisometropia.

I bambini e gli adolescenti traggono significativi vantaggi visivi e percettivi dall’uso di lenti a contatto.

Esse rappresentano un elemento strategico della compensazione visiva di bambini e ragazzi impegnati nelle attività scolastiche.

Età plastica

In età plastica, se il sistema visivo non presenta patologie oculari e anomalie della visione binoculare, la persona sviluppa parametri importanti nel processo della visione quali l’acuità visiva, il senso cromatico, il senso stereoscopico ed il senso del movimento.

Questi parametri consentono all’adolescente di far integrare i diversi stimoli provenienti dal sistema visivo, uditivo, propriocettivo ed utilizzarli per trarre informazioni dal mondo che lo circonda.

Benefici

Le lenti a contatto sono il miglior sistema compensativo delle ametropie nell’età adolescenziale, fase in cui la persona vive una profonda trasformazione biologica e si adatta alle richieste ambientali di lettura, scrittura, applicazione protratta a computer, tablet, cellulare, eccetera.

Lo sviluppo di nuovi modelli di lenti ha fornito prodotti di elevata sicurezza e qualità.

Per questo la prescrizione e l’applicazione di lenti a contatto a persone ametropi è una alternativa all’occhiale e spesso la scelta primaria.

Perché i bambini preferiscono le lenti a contatto

Secondo lo studio CLIP condotto a Singapore, inoltre, i bambini tra gli 8 e gli 12 anni a cui sono state applicate lenti monouso giornaliere hanno avuto riscontri migliori in termini di efficienza rispetto a quelli con gli occhiali.

La maggior parte di essi, in più, ne ha preferito l’utilizzo per una molteplicità di fattori quali la visione, il comfort e l’aspetto fisico.

Infatti, anche l’auto-percezione di se stessi, la partecipazione ad attività e l’accettazione sociale hanno visto miglioramenti, evidenziando nei soggetti esaminati una qualità della vita superiore.

Compliance

L’uso di lenti a contatto viene trattato con successo dai bambini e dalle loro famiglie se gestito con attenzione e responsabilità.

La compliance del bambino e della sua famiglia rappresenta il fattore principale per evitare qualsiasi complicanza (cheratite, infezioni virali, etc). La consulenza di un ortottista di fiduciapotrà aiutare a muovere i primi passi verso l’utilizzo di lenti a contatto in età pediatrica.

[Fonte: DossierSalute.com]

April 9, 2020

I DSA – Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia e discalculia) non sono sintomo di deficit dell’intelligenza, né sensoriale né sono causati da problemi psicologici o ambientali. Si tratta, appunto, di disturbi specifici dell’apprendimento quali lettura, scrittura e capacità di calcolo. Riguardano una specifica abilità che nulla ha a che vedere con il funzionamento intellettivo. Nella seconda parte di questo articolo ci soffermeremo sulla dislessia visiva (più propriamente detta “visuo percettiva”).

Come accorgersi della presenza di DSA e come intervenire?

Dislessia visiva: cos’è e come riconoscere la dislessia

La dislessia è l’incapacità di leggere e scrivere fluentemente causata da una disabilità specifica dell’apprendimento di origine neurologica.

È possibile riconoscere alcuni sintomi sia in età prescolare che scolare.

In età prescolare, il bambino ha difficoltà a pronunciare alcune parole, comincia a parlare inritardo o inverte le lettere delle parole.

Età scolare

In età scolare, il bambino legge e scrive, ma con molta fatica e commettendo molti errori, tende ad invertire fonemi e sillabe. E’ molto lento nella lettura, nella scrittura e nel memorizzare alfabeto e tabelline.

Può accusare disturbi visiviquali stanchezza visiva, mal di testa, visione sdoppiata o sfocata, muove la testa per seguire il testo piuttosto che gli occhi.

Può anche avere difficoltà motorie, difficoltà nel riconoscere i suoni.

Dislessia visiva: cause e fattori di rischio della dislessia

La dislessia non è propriamente una malattia, ma un atipico sviluppo neurologico, come abbiamo accennato, senza alcun deficit.

Una causa specifica ed univoca non c’è, tant’è vero che si manifesta in momenti diversi del periodo evolutivo ed in modi diversi.

Alcuni studi hanno individuato una delle cause in una mutazione genetica che altera alcuni circuiti neurali.

Figli di genitori che hanno avuto problemi di dislessia hanno più probabilità di sviluppare il medesimo problema.

Non è causata da fattori ambientali, cioè da situazioni particolari a casa o a scuola, ma l’ambiente gioca un ruolo fondamentale quando bisogna affrontare la problematica.

La collaborazione fra scuola e famiglia è fondamentale per affrontare e risolvere la dislessia,anche se in alcuni casi più gravi non è possibile azzerare totalmente il disturbo.

A chi rivolgersi per affrontare la dislessia

Come accennato, la dislessia non è una malattia, ragione per cui non esiste una cura.

La dislessia si affronta con strategie e metodi per ridurre il più possibile il disturbo.

Innanzitutto, è fondamentale accorgersene quanto prima.

L’intervento tempestivo, infatti, non solo potrà bloccare l’aggravarsi del disturbo, ma potrà migliorarlo fino quasi alla scomparsa, impedendo l’insorgenza di disturbi correlati, talvolta gravi, che influenzano l’autostima del bambino, poi adulto.

Logopedista, neuropsichiatra, psicologo, ortottista sono le figure che, formulata la diagnosi, accompagnano il bambino nel percorso riabilitativo.

Il logopedista non può formulare la diagnosi di dislessia, ma si occupa di appurare se i disturbi insorti siano il campanello d’allarme della dislessia.

Agisce in maniera preventiva affinché il disturbo migliori e non peggiori, insegna al bambino e ai genitori l’uso degli strumenti che porteranno al miglioramento graduale del disturbo.

Il suo supporto è importante per indirizzare eventualmente i genitori verso una visita specialistica.

Al logopedista, dunque, si affiancano psicologo e neuropsichiatra affinché, attraverso una serie di esami specialistici e test specifici, si giunga alla diagnosi di dislessia.

I disturbi correlati alla dislessia possono essere di tipo psicologico e non sempre si risolvono parallelamente alla dislessia.

Dunque, il supporto di neuropsichiatri e psicologi risulta fondamentale nell’intero percorso di riabilitazione.

Una volta diagnosticata la dislessia, a cura dell’Asl o di un neuropsichiatra o psicologo accreditato dall’Asl, i trattamenti che vengono adottati sono diversi da soggetto a soggetto e consistono in strategie compensative del disturbo, ovvero strumenti tecnologici o sistemi educativi.

Per esempio per i bambini dislessici in età scolare è previsto un allungamento formale dei tempiper svolgere le normali attività e l’utilizzo di sistemi di videoscrittura che faciliti la comprensione in lettura e in scrittura.

Dislessia visuo-percettiva

Il soggetto interessato da dislessia visiva (visuo-percettiva) ha difficoltà a trasformare in suono il simbolo che legge.

Questo è causato dall’informazione distorta che gli occhi inviano al cervello il quale, appunto, non riesce a decifrare in modo corretto l’informazione.

Nella dislessia e nella disprassia, un deficit visuospaziale può limitare le abilità di letto-scrittura, abilità che dipende dalla capacità di elaborare le caratteristiche visuospaziali dei segni grafici.

Occhio e cervello non sono allineati nell’elaborazione delle informazioni.

In pratica, in caso di dislessia visiva:

  • Lo spazio viene percepito in modo distorto, facendo accavallare le lettere senza possibilità di distinguerle.
  • La capacità di cogliere il contrasto è scarsa, in tal modo le lettere risultano indecifrabiliperché prive di contorno che si mischia con lo sfondo.
  • I movimenti veloci e involontari dell’occhio, detti propriamente movimenti saccadici, risultano alterati.

La sintomatologia oculare si manifesta con:

  • Cefalea,
  • Le lettere sono sfuocate,
  • Le lettere si sdoppiano,
  • Lettura lenta,
  • Si perde la riga quando si legge,
  • Difficoltà nel copiare dal lontano a vicino (lavagna),
  • Difficoltà nel mantenere la direzionalità (alto basso, sinistra destra),
  • Difficoltà nel fare le scale,
  • Impaccio motorio.

In presenza di questi sintomi, un aiuto fondamentale arriva dall’ortottista e dall’oculista che, lavorando in sinergia con il logopedista, cercano di rieducare il paziente alla coordinazione occhi-cervello-lingua.

Queste abilità, se deficitarie, possono essere riabilitate con un percorso di riabilitazione visivapersonalizzato.

 

[Fonte: https://www.dossiersalute.com/dislessia-visiva-quando-la-dislessia-parte-dagli-occhi/]

Visione-e-sport-aspetti-da-considerare
February 14, 2020

La funzione visiva rappresenta un requisito fondamentale per coloro che praticano una disciplina sportiva, soprattutto a livello agonistico. Errori durante le prestazioni sportive possono essere collegati a difetti della funzionalità visiva, nel rapporto tra visione e sport.

Vedere nello sport significa integrare insieme una serie di abilità visive attraverso cui programmare la giusta risposta motoria.

Visione e sport: informazione visiva e azione motoria

L’informazione visiva, infatti, è determinante per l’azione motoria. Mediante tale informazione e le altre afferenze sensoriali (uditive, vestibolari, cinestesiche), l’atleta decide quale azione compiere, programmandone e controllandone l’esecuzione.

Spazio e distanze

Una buona vista non è solo necessaria per una visione ottimale, ma anche per percepire correttamente lo spazio, calcolare le distanze ed eseguire rapidamente alcuni movimenti durante la prestazione sportiva.

Aspetti che influenzano la visione

La performance visiva è influenzata da diversi aspetti che caratterizzano la nostra vista:

  • acuità visiva ad alto contrasto,
  • acuità visiva dinamica,
  • sensibilità al contrasto,
  • motilità oculare,
  • fusione sensoriale e motoria,
  • senso cromatico,
  • accomodazione,
  • stereopsi (visione binoculare),
  • campo visivo,
  • coordinazione occhio-mano e occhio-piede,
  • attenzione visiva.

L’importanza di questi aspetti è relativa al tipo di movimento richiesto da uno specifico sport e dalle condizioni in cui esso viene svolto.

Occhiali e lenti a contatto nello sport

Un aspetto in grado di condizionare piuttosto sensibilmente molte delle abilità visive cruciali nello sport è avere una correzione ottica adeguata.

I difetti di vista non corretti peggiorano alcune capacità:

  • la sensibilità al contrasto,
  • l’acuità visiva statica e dinamica,
  • la possibilità di una efficiente binocularità.

La correzione ottica con occhiale può anche avere alcune ripercussioni negative sulle abilità visive:

  • limitazioni nel campo visivo,
  • variazioni nelle dimensioni delle immagini retiniche nei due occhi,
  • effetti prismatici per fissazioni fuori dall’asse ottico.

La soluzione migliore consiste nell’uso di lenti a contatto.

Non solo correzione

Bisogna comunque fare sempre un’analisi delle richieste visive del singolo. Ciò al fine di svolgere un intervento integrato fatto di correzione, prevenzione e training, che consenta all’atleta di raggiungere la migliore performance sportiva possibile.

Dott.ssa Sara Toma Ortottista Milano
Fonte: https://www.dossiersalute.com/visione-e-sport-aspetti-da-considerare/
January 15, 2020

L’uso continuo e frequente dei videoterminali (VDT) causa maggiormente disturbi di natura oculare in quanto il lavoro a computer impegna il soggetto a ricorrere ad una attività visiva per vicino. In questi casi si parla di astenopia da videoterminale.

Astenopia: cause

Il frequente spostamento dello sguardo dallo schermo alla tastiera, dalla tastiera al testo scritto e viceversa, la necessità di correggere il testo sul video, la presbiopia non corretta per la distanza di lettura del video sono tutti compiti impegnativi di tipo ‘muscolare’ e quindi molto stancanti.

Visione rigida = sensazione di secchezza

Nell’attività al videoterminale, inoltre, si tende a guardare lo schermo in modo rigido e di conseguenza le palpebre si muovono molto meno di quando si guarda un oggetto in lontananza.

Di conseguenza, si percepisce una sensazione di secchezza in quanto la superficie dell’occhio non viene più idratata sufficientemente con il liquido lacrimale.

Il computer favorisce i difetti visivi

L’uso del computer sottolinea ed intensifica difetti di vista non noti o non corretti adeguatamente, anche se di lieve entità, o alterazioni della motilità oculare e della visione binoculare, con sintomi più gravi del difetto stesso.

Ad esempio, deficienze della visione binoculare, insufficienza di convergenza, strabismi latenti o scarsa ampiezza fusionale sono responsabili di vari disturbi: cefalea, visione doppia, annebbiamenti visivi ricorrenti.

Astenopia: sintomi

I sintomi dell’astenopia da videoterminale comprendono: bruciore, lacrimazione, senso di pesantezza oculare, sfuocamento o sdoppiamento delle immagini. Altri disturbi sono rappresentati da dolori al rachide, generico senso di malessere, molte volte cefalea, capogiri e mialgie.

Prevenzione

Per ridurre al minimo i sintomi fisici da affaticamento sono indispensabili alcune buone pratiche sul luogo di lavoro o a casa:

  • il rispetto delle norme sulla sicurezza (come la progettazione ergonomica della postazione),
  • il rispetto delle pause compensative,
  • una buona illuminazione,
  • una regolazione adeguata del contrasto e della luminosità dello schermo  per migliorare la qualità del testo e della grafica,
  • una postura corretta di fronte al video, in modo tale che la distanza occhi-schermo sia pari a circa 50-70 cm,
  • una visita dal medico competente per qualunque disturbo visivo.

La soluzione per alcuni disturbi visivi è data dall’allenamento degli occhi.

Una corretta ginnastica oculare può contribuire a ridurre o persino ad eliminare alcuni disturbi visivi.

Dott.ssa Sara Toma Ortottista a Milano

[fonte: DossierSalute.com]

Come si misura la vista?
November 28, 2019

Come si misura la vista? La vista viene determinata grazie alla misura dell’acutezza visiva o acuità visiva che è la capacità risolutiva dell’occhio di discriminare dettagli fini. E’ una delle abilità primarie del sistema visivo ed è spesso usata come unico valore per indicarne l’integrità.

Come si misura la vista? Esame della vista

È importante sottoporsi ad un esame della vista per valutare se sono presenti difetti visivi o patologie oculari. La vista si misura facendo leggere al paziente i simboli (chiamati in gergo “ottotipi”) di una tavola, posta ad una distanza fissa, dove sono riportate file di lettere o simboli. In fase di misurazione, si determina se il paziente soffra, e in quale misura, di miopia, ipermetropia e/o astigmatismo e presbiopia.

Esami oggettivi e soggettivi

La misurazione della vista avviene attraverso esami oggettivi, per avere valori “orientativi”, ed esami soggettivi, che tengono conto delle valutazioni fatte dal paziente.

Autorefrattometro

Nel primo, caso non vengono considerate le risposte del paziente e si utilizza l’autorefrattometro. Esso è uno strumento che analizza quando l’immagine viene proiettata sulla retina. Con questi dati, si calcola il valore di rifrazione in ciascun occhio. Questo strumento richiede che il paziente stia seduto, con il mento correttamente appoggiato sulla macchina ed osservi una fotografia che si mette a fuoco e sfuoca.

Occhiale di prova

Nel secondo caso, si utilizza un occhiale di prova su cui si sostituiscono di volta in volta le lenti sferiche (per miopia e ipermetropia) o cilindriche (per astigmatismo), tenendo conto delle risposte del paziente.

La misurazione della vista deve essere effettuata in maniera personalizzata, poiché si adatta ai difetti visivi di ogni persona, all’età del paziente ed allo stato di salute della persona.

Acutezza visiva

La misurazione dell’acutezza visiva richiede infatti molte abilità in più del semplice riconoscimento degli ottotipi. Il paziente deve essere collaborante, conoscere gli ottotipi e riuscire a comunicare con l’esaminatore. Se uno o più di questi parametri è alterato, la misurazioneeffettuata non corrisponde alla reale acutezza visiva del paziente.

Come si misura la vista a un bambino: problemi

Ad esempio, si pensi ad un bambino molto attivo che non riesca a mantenere un buon livello di attenzione per tutta la durata del test. Una eventuale ridotta acutezza visiva può essere causata da una scarsa cooperazione e una bassa attenzione.

Nei piccoli pazienti e nelle persone diversamente abili è possibile misurare la vista utilizzando altre tecniche per stimare l’acutezza visiva.

Dott.ssa Sara Toma Ortottista a Milano

[fonte: DossierSalute.com]

November 10, 2019

I bambini per imparare a leggere e scrivere devono acquisire in primis la capacità di interpretare i segni grafici, successivamente le sillabe e per ultimo le frasi acquisendo il loro significato.

Sviluppare una visione corretta è indispensabile per il bimbo durante l’apprendimento di lettura e scrittura.

Nella lettura e scrittura non basta avere un’acutezza visiva di 10/10, bensì  possedere un sistema visivo adeguatamente formato.

La scansione visiva di un testo scritto avviene attraverso l’esecuzione di movimenti oculari saccadici alternati a fissazioni. Nel corso delle fissazioni il bambino acquisisce ed elabora le parole osservate; i movimenti saccadici permettono  invece la graduale scansione dell’intero testo.

Oltre a queste competenze , all’apprendimento della lettura sono necessarie sia buone abilità uditive-fonologiche, sia adeguate abilità visuo-percettive che sono strettamente connesse all’attenzione visiva spaziale. L’attenzione visiva spaziale rappresenta il presupposto per una esecuzione efficace dei movimenti oculari ed è costituita dallo spostamento dello sguardo su una specifica area del campo visivo mediante un movimento oculare.

Un fondamentale prerequisito alla lettura infatti è l’abilità di spostare rapidamente gli occhi, eseguendo sequenze rapide e precise per concentrarsi su nuovi punti di fissazione del testo.

La visita specialistica rappresenta un esame fondamentale nei bambini con deficit di apprendimento perché certifica l’adeguatezza del sistema visivo alla lettura e scrittura.

La visita consiste in alcuni test e definisce il profilo visivo del bambino. Valuta la trasparenza dei mezzi diottrici, l’acutezza visiva, la condizione rifrattiva, l’efficienza visiva per verificare l’accuratezza dei movimenti oculari saccadici, l’efficienza accomodativa e la stabilità della visione binoculare.

Se la condizione rifrattiva e/o  la visione binoculare risultano alterate i possibili interventi sono:

  • Correggere il difetto visivo con occhiali
  • Potenziare le abilità oculomotorie, accomodative e binoculari
  • Modificare e migliorare la postura del bambino durante le attività di letto-scrittura.

Nel caso in cui le difficoltà di lettura e scrittura non sono giustificate da deficit visivi, si indirizza la famiglia verso centri specializzati.

October 20, 2019

Con l’inizio della scuola, sarà facile osservare che molto spesso i bambini adottano, a casa o in classe, una postura non del tutto corretta. Non sempre è indice di pigrizia, difficoltà di concentrazione o mancanza di volontà ma può nascondere reali problemi di vista.

Quali sono i segni e sintomi per capire se un bambino è semplicemente svogliato e/o distratto o ha realmente difetti visivi?

Eccone alcuni:

  • Difficoltà nella lettura e nell’eseguire lavori da vicino con frequenti errori e pause
  • Difficoltà a memorizzare
  • Cefalea dopo la scuola o dopo un periodo di studio o concentrazione
  • Annebbiamenti visivi durante la visione o per alcuni istanti nella visione da lontano dopo la lettura
  • Visione confusa da lontano e da vicino anche con la correzione ottica (occhiali)
  • Calo di attenzione e riduzione del tempo dedicato alla lettura e allo studio
  • Bruciore e lacrimazione durante la lettura

La testa inclinata o una postura scorretta portano i genitori a sgridare i figli.

In realtà queste situazioni possono esprimere una difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti e quindi le posizioni “strane” assunte aiutano il bambino a vedere meglio; a volte la difficoltà visiva nasconde un lieve strabismo ancora non individuato e il bambino fa come può per riuscire a vedere meglio. Nei casi di miopia il bambino infatti può strizzare gli occhi o rinunciare a giocare a calcio per  stare al computer per la difficoltà a vedere gli oggetti da lontano.

Gli atteggiamenti assunti a scuola e a casa potrebbero quindi celare dei disturbi visivi. Un bambino poco attento o con difficoltà di lettura e apprendimento potrebbe essere ipermetrope, cioè manifestare difficoltà nella visione da vicino.

Per questi motivi sono sempre utili controlli periodici della vista che potrebbero individuare insidie e difetti o altri disturbi come l’ambliopia.

 

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