Dislessia Milano

I DSA – Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia e discalculia) non sono sintomo di deficit dell’intelligenza, né sensoriale né sono causati da problemi psicologici o ambientali.

Si tratta, appunto, di disturbi specifici dell’apprendimento quali lettura, scrittura e capacità di calcolo. Riguardano una specifica abilità che nulla ha a che vedere con il funzionamento intellettivo.

Come accorgersi della presenza di DSA e come intervenire?

Cos’è e come riconoscere la dislessia Milano

La dislessia Milano è l’incapacità di leggere e scrivere fluentemente causata da una disabilità specifica dell’apprendimento di origine neurologica.

È possibile riconoscere alcuni sintomi sia in età prescolare che scolare.

In età prescolare, il bambino ha difficoltà a pronunciare alcune parole, comincia a parlare in ritardo o inverte le lettere delle parole.

In età scolare, il bambino legge e scrive, ma con molta fatica e commettendo molti errori, tende ad invertire fonemi e sillabe. E’ molto lento nella lettura, nella scrittura e nel memorizzare alfabeto e tabelline.

Può accusare disturbi visivi quali stanchezza visiva, mal di testa, visione sdoppiata o sfocata, muove la testa per seguire il testo piuttosto che gli occhi.

Può anche avere difficoltà motorie, difficoltà nel riconoscere i suoni.

Cause e fattori di rischio della dislessia

La dislessia Milano non è propriamente una malattia, ma un atipico sviluppo neurologico, come abbiamo accennato, senza alcun deficit.

Una causa specifica ed univoca non c’è, tant’è vero che si manifesta in momenti diversi del periodo evolutivo ed in modi diversi.

Alcuni studi hanno individuato una delle cause in una mutazione genetica che altera alcuni circuiti neurali. 

Figli di genitori che hanno avuto problemi di dislessia hanno più probabilità di sviluppare il medesimo problema.

Non è causata da fattori ambientali, cioè da situazioni particolari a casa o a scuola, ma l’ambiente gioca un ruolo fondamentale quando bisogna affrontare la problematica.

La collaborazione fra scuola e famiglia è fondamentale per affrontare e risolvere la dislessia, anche se in alcuni casi più gravi non è possibile azzerare totalmente il disturbo.

A chi rivolgersi per affrontare la dislessia: la diagnosi

Come accennato, la dislessia non è una malattia, ragione per cui non esiste una cura.

La dislessia si affronta con strategie e metodi per ridurre il più possibile il disturbo.

Innanzitutto, è fondamentale accorgersene quanto prima. 

L’intervento tempestivo, infatti, non solo potrà bloccare l’aggravarsi del disturbo, ma potrà migliorarlo fino quasi alla scomparsa, impedendo l’insorgenza di disturbi correlati, talvolta gravi, che influenzano l’autostima del bambino, poi adulto.

Logopedista, neuropsichiatra, psicologo, ortottista sono le figure che, formulata la diagnosi, accompagnano il bambino nel percorso riabilitativo.

Il logopedista non può formulare la diagnosi di dislessia, ma si occupa di appurare se i disturbi insorti siano il campanello d’allarme della dislessia.

Agisce in maniera preventiva affinché il disturbo migliori e non peggiori, insegna al bambino e ai genitori l’uso degli strumenti che porteranno al miglioramento graduale del disturbo.

Il suo supporto è importante per indirizzare eventualmente i genitori verso una visita specialistica.

Al logopedista, dunque, si affiancano psicologo e neuropsichiatra affinché, attraverso una serie di esami specialistici e test specifici, si giunga alla diagnosi di dislessia.

I disturbi correlati alla dislessia possono essere di tipo psicologico e non sempre si risolvono parallelamente alla dislessia.

Dunque, il supporto di neuropsichiatri e psicologi risulta fondamentale nell’intero percorso di riabilitazione.

Una volta diagnosticata la dislessia Milano, a cura dell’Asl o di un neuropsichiatra o psicologo accreditato dall’Asl, i trattamenti che vengono adottati sono diversi da soggetto a soggetto e consistono in strategie compensative del disturbo, ovvero strumenti tecnologici o sistemi educativi.

Per esempio per i bambini dislessici in età scolare è previsto un allungamento formale dei tempi per svolgere le normali attività e l’utilizzo di sistemi di videoscrittura che faciliti la comprensione in lettura e in scrittura.

Dislessia visuo-percettiva

Il soggetto interessato da dislessia visuo-percettiva ha difficoltà a trasformare in suono il simbolo che legge.

Questo è causato dall’informazione distorta che gli occhi inviano al cervello il quale, appunto, non riesce a decifrare in modo corretto l’informazione.

Nella dislessia e nella disprassia, un deficit visuospaziale può limitare le abilità di letto-scrittura, abilità che dipende dalla capacità di elaborare le caratteristiche visuospaziali dei segni grafici.

Occhio e cervello non sono allineati nell’elaborazione delle informazioni.

In pratica in caso di dislessia visiva:

  • • Lo spazio viene percepito in modo distorto, facendo accavallare le lettere senza possibilità di distinguerle.
  • • La capacità di cogliere il contrasto è scarsa, in tal modo le lettere risultano indecifrabili perché prive di contorno che si mischia con lo sfondo.
  • • I movimenti veloci e involontari dell’occhio, detti propriamente movimenti saccadici, risultano alterati.

La sintomatologia oculare si manifesta con:

  • • Cefalea, 
  • • Le lettere sono sfuocate,
  • • Le lettere si sdoppiano,
  • • Lettura lenta,
  • • Si perde la riga quando si legge,
  • • Difficoltà nel copiare dal lontano a vicino (lavagna),
  • • Difficoltà nel mantenere la direzionalità (alto basso, sinistra destra),
  • • Difficoltà nel fare le scale,
  • • Impaccio motorio.

In presenza di questi sintomi, un aiuto fondamentale arriva dall’ortottista e dall’oculista che, lavorando in sinergia con il logopedista, cercano di rieducare il paziente alla coordinazione occhi-cervello-lingua.

Queste abilità, se deficitarie, possono essere riabilitate con un percorso di riabilitazione visiva personalizzato.

Dislessia: trattamenti e consigli

E’ importante capire che tutti i trattamenti possono avere grande efficacia solo se il rapporto fra famiglia-scuola-lavoro-medici è estremamente collaborativo.

Il genitore che si chiede come sarà il futuro del proprio figlio dislessico non riceverà dagli specialisti una risposta univoca.

Sicuramente, però, lo specialista insegnerà a guardare al futuro a lungo termine perché, a seconda del grado di dislessia diagnosticata, per raggiungere il risultato migliore possibile ci possono volere anni.

Si può prevenire la dislessia?

Una raccomandazione molto importante, per evitare che i bambini sviluppino un disturbo dell’apprendimento, è fare in modo che seguano percorsi formativi adatti alla loro età, senza cercare di bruciare le tappe.

Bombardarli con informazioni o stimoli eccessivi non è d’aiuto al normale sviluppo cognitivo, anzi può essere un problema.

È stato anche appurato scientificamente che l’aumento di casi di dislessia Milano, in età scolare, sia legato al troppo tempo giornaliero passato passivamente davanti alla tv.

Dunque, se è vero che la causa della dislessia risiede nella genetica del bambino, è anche vero che il bambino che passa molte ore della giornata davanti alla tv, già in età prescolare, sviluppa il sistema neuronale in modo diverso da un bambino che gioca.

Un bambino geneticamente predisposto alla dislessia, se stimolato con attività passiva davanti alla tv, soprattutto nel periodo di sviluppo 1-3 anni, più difficilmente riesce in età scolare ad affrontarla e combatterla.

Un bambino non geneticamente predisposto, sottoposto agli stessi stimoli nello stesso periodo di sviluppo, avrà ben il 30% di probabilità in più di sviluppare dislessia o comunque problemi relative all’attenzione.

La prevenzione, dunque, risiede nei metodi educativi e scolastici che vengono proposti, sia a casa che negli asili nido, scuole materne, scuole elementari.

Domande più frequenti relative alla dislessia

Oggi, fortunatamente, si parla spesso di dislessia ed è più facile trovare risposte alle mille domande che un genitore si pone. 

Cos’è e come affrontare la dislessia sicuramente sono le domande a cui abbiamo abbondantemente risposto nei paragrafi precedenti.

Ma una fra tante altre emerge, perché pone il genitore davanti ad un atroce dubbio: devo parlare con mio figlio del suo problema o taccio?

Tutti gli specialisti sono concordi nell’affermare che bisogna parlare al proprio bambino del disturbo che lo affligge perché dovrà essere lui in prima persona ad aiutare se stesso.

Se non sa perché deve essere seguito da medici, insegnanti speciali o studiare con tecniche diverse dai suoi compagni tenderà ad isolarsi, a sentirsi inadeguato alla società.

 

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